sabato 1 marzo 2014

Ciao Chiara, una di noi

Buonasera cari lettori,
è da un po' che non ci si sente, vero? Lo so, sono stata imperdonabile, un intero mese senza scrivere... Non dico il giorno del mio compleanno, ma almeno a San Valentino avrei potuto pubblicare qualcosa! Vi ringrazio comunque per tutto il sostegno che continuate a darmi.
Sebbene sia fragile come scusa, la scuola m'ha impegnata un sacco. Tuttavia, oggi voglio dedicare questo post di ritorno ad una ragazza speciale. Si chiama Chiara Da Rugna, ha 18 anni ed è solare, divertente, intelligente, sognatrice. O almeno, così ho sentito dire.
Una mattina come tante, lei s'è alzata come m'alzo io ogni mattina: s'è vestita, ha fatto colazione, ha preso la cartella ed è andata a scuola, nel suo Liceo, per fare il tema d'italiano. Lo stesso giorno, centinaia di migliaia di studenti ripetevano le sue azioni, pensando fosse solo un'altra giornata da schifo come le altre feriali.
Ma per Chiara non è stato così. 
Chiara s'è sentita male, come si sentono male tutti gli studenti prima o poi; un po' di nausea, qualche linea di febbre, un po' di stanchezza. Solo che i sintomi di Chiara non erano segno di un semplice virus stagionale.
Chiara è morta ieri notte, per colpa di una meningite fulminante.
La ragazza sorridente che sognava l'Università a Torino non c'è più.
Che dire... Fare una riflessione sulla caducità della vita serve a qualcosa? Non direi. Ma la si può ricordarem e ci si può interrogare. Perché, sebbene oggi nel mio Liceo abbiamo fatto un minuto di silenzio in suo onore, un minuto non basta a ricordare 18 anni di vita.
Non la conoscevo, lo ammetto, e a malapena conosco alcuni suoi amici. E mi stupisco di come io possa soffrire la sua perdita senza sapere nemmeno chi lei fosse.
Per tentare di capire, mi sono immedesimata nelle persone che la circondavano. 
Nei suoi amici e compagni di scuola.

Nei suoi professori.

Nei suoi parenti.
Nei suoi genitori.
Quando ero con la mia mamma sull'autobus, sentivamo le ragazzine ridere, parlare di cazzate, senza pensieri se non le vacanze di quattro giorni che sarebbero iniziate l'indomani. Cosa avrebbero detto se avessero detto loro che non ci sarebbe stato domani? E lei, in veste di madre, cosa avrebbe fatto se sua figlia fosse morta senza che lei potesse accorgersene né far nulla? Con che occhi avrebbe visto quelle ragazze spensierate?
Non lo so. Nessuno lo sa, senza averlo provato. E ovviamente auguro a tutti quanti di non scoprirlo mai.
Inoltre, aprendo Facebook, ho trovato le dediche delle persone che le volevano bene. Perché, si chiedevano tutti. Perché?
E io? Nei panni di Chiara, cosa avrei pensato un minuto prima di morire?
Chiara, se da lassù potrai leggere il mio post, cos'hai pensato?
A quanto è stata breve la tua vita? O a quanto hai vissuto?
A ciò che avresti voluto fare, o a tutto ciò che hai fatto?
Ai momenti tristi, gioiosi, pazzi, riflessivi? Ai sentimenti che hai provato? A quelli che avresti voluto provare?
Al matrimonio, ai figli, ai viaggi, alla libertà, ad una casa tutta tua, alle rughe, ai nipotini sulle ginocchia il sabato a pranzo? O a quando hai imparato a scrivere, al tuo tatuaggio, al mare, al teatro, all'arte?
Sei mai stata fidanzata? Hai fatto un viaggio all'estero? Cosa volevi fare, dopo Lettere Moderne?
Fate anche voi un minuto di silenzio per lei, ve ne prego, e domattina in chiesa fate una preghiera ricordandola. Grazie Chiara, per essere stata ciò che sei. Nelle nostre menti, nei nostri cuori, dentro ad ogni studente e studentessa.
Ivy

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